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PITTURA - note critiche

[...] Cavallini indaga a fondo la luce con originali, felicissimi risultati che sembrano, in alcuni casi far brillare brani paesistici o floreali di luce propria.
[...] giochi di luce e ombra lambiscono le puntinature o le fitte ragnatele di segmenti variopinti che improntano campagne, stagioni, piante e la stessa luce; spesso l’unica, incontrastata protagonista della sua pittura. (Patrizia Ferretti)

[...] Cavallini sembra che respiri dal quadro, come se le particelle di colore fossero il pigmento della sua pelle. La materia come sempre, segue in parallelo l’invenzione; la tecnica si fa strumento per l’idea. La sua pennellata è vibrante, imbevuta di una luce che costruisce la forma stessa delle cose e al contempo la frantuma in tanti brevi scintillii, quasi prodotti da un’elettrica forza dinamica.
E niente rimane più fermo nel quadro, legato a un disegno o una linea; niente che sia prestabilito e rigido, perché tutto compare come una rapida stupenda illuminazione, un’istantanea che fa durare nel tempo la prima emozione, la bella scoperta del mondo come spettacolo.
[…] Senza retorica e senza trucchi di stampo intellettuale, Cavallini è artista vero come è uomo vero, di un’onestà sia nella vita che nell’arte, quasi incredibile, così fuori tempo. Come “toccato” da una sua personale religiosità, “crede” profondamente nel lavoro che lo ha formato e che lo accompagna, crede nell’arte. La verità della luce, del fenomeno, si trasfigura infatti in una realtà più profonda e durevole, quella ideale. I suoi quadri non sono pagine descrittive, sono pure emozioni liriche; sono l’immagine, tradotta con una materia controllata dalla ragione, di uno stupore, di un candore quasi religioso di fronte alle meraviglie del naturale (Mario Bucci, da “Marco Cavallini o della luce ritratta”)

[...] Gli ineguagliabili paesaggi del Cavallini, nei quali la componente poetica si somma e mirabilmente si sovrappone all’arte pittorica. (Iole Grossi)

[...] Come Morandi, anche Cavallini non sa fare a meno degli oggetti; come lui sceglie quasi sempre gli stessi e come per lui risultano abbastanza intercambiabili a riprova del fatto che si tratta di una pittura che si serve della realtà esterna per guardarsi dentro; e prima che al mondo delle idee, a quello della coscienza, alla ricerca di un metodo intellettuale capace di fornire una struttura alle cose. Il rapporto con la realtà pertanto non si configura mai come un atto di contemplazione e neppure come un atto di appropriazione, ma semmai come un atto di costruzione. (Massimo Pistelli)

[...] Cavallini allora, rifacendosi ad una tecnica esperita, si rivela cantore di atmosfere toscane piene di fascino e di poesia, provenienti sì da una terra ricca di luci e colori d’antichissima civiltà, ma al contempo si anima di una vita autre indipendente dalle cose dipinte, che è in lui, come potenza dello spirito umano che ha saputo plasmare la stessa natura, in forme che si moltiplicano e s’impongono come tema dominante di una sinfonia di ritrovata e primordiale purezza. Ed è questo il momento ineffabile dell’incontro poetico che tale pittura ci offre.
[…] Si avverte che il pittore ama familiarizzare con le origini edeniche dell’arte, origini che egli ravvisa in ciascuna voce della natura, della quale traduce magistralmente l’impressionante varietà e valenza del linguaggio, che solo un’arte vera può cogliere e tradurre in poesia, come felice espressione di una nuova spiritualità del travagliato mondo contemporaneo.
[…] Gli splendidi fiori sono forse uno dei prodotti più artistici, organici e compiuti del toscanissimo Marco Cavallini, poiché fatti di una realtà a maglie fitte, come una trama criptosimbolica delle cose e necessità assoluta e intrinseca di ricreare la vita, con i mezzi e dentro i termini propri del pensiero, colto nelle sue più profonde radici. Tutto un mondo pensato ed immaginato da un sognatore colto e raffinato, che entra nel mondo della realtà a cercare la traccia cosmica di un’atmosfera di bellezza, proprio sulle colline che sorgono intorno a Firenze, che ne è il luogo egregorico, dove egli dimora e dove non vi è discontinuità alcuna tra poesia e pittura, nella materia dei giorni, nella densità opaca dell’anima, nella stasi assorta e pensosa del paesaggio bucolico toscano. (Lia Bronzi da “Ut pictura poesis”)

[...] La bella partecipazione di pubblico a questo incontro dà la misura della figura e dell’opera di Marco Cavallini. Dal successo con l’artigianato artistico, all’insegnamento all’Istituto d’Arte di Porta Romana, fino alla pittura: con questa estrema capacità di cogliere gli intrecci di luce, l’arte di Marco Cavallini è ormai un punto di riferimento a Firenze e nella nostra regione; di qui la scelta di ospitare una sua personale a palazzo Bastogi. (Dalla presentazione del Consigliere regionale Eugenio Giani, della mostra "ConColorDiLuce" - Firenze 15/25 settembre 2011)

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